Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
  Via Crucis > I stazione — Gesù è condannato a morte > Punto 1
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Sono già passate le dieci del mattino. Il processo sta giungendo al termine. Non ci sono prove decisive. Il giudice sa che i nemici glielo hanno consegnato per invidia, e tenta una scappatoia assurda: la scelta fra Barabba, un malfattore accusato di furto con omicidio, e Gesù, che si dice il Cristo. Il popolo sceglie Barabba. Pilato esclama:

Che farò, dunque, di Gesù? (Mt 27, 22).

Tutti rispondono: — Sia crocifisso!

Il giudice insiste: — Ma che male ha fatto? (Mt 27, 23)

E di nuovo rispondono urlando: — Sia crocifisso! Sia crocifisso!

Pilato si spaventa di fronte al crescente tumulto. Fa portare dell'acqua e si lava le mani davanti alla folla, dicendo:

Sono innocente del sangue di questo giusto; vedetevela voi (Mt 27, 24).

E dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegna perché sia crocifisso. Si fa silenzio in quelle gole inferocite e ossesse. Come se Dio fosse già vinto.

Gesù è solo. Sono lontani i giorni in cui la parola dell'Uomo-Dio accendeva luce e speranza nei cuori, le lunghe file di malati che venivano guariti, i clamori trionfali di Gerusalemme quando il Signore giunse cavalcando un mite asinello. Ah, se gli uomini avessero voluto dare un corso diverso all'amore di Dio! Se tu e io avessimo conosciuto il giorno del Signore!

Punti di meditazione

1. Gesù prega nell'orto: Pater mi (Mt 26, 39), Abba, Pater! (Mc 14, 36). Dio è mio Padre, anche se mi manda sofferenze. Mi ama con tenerezza, anche se mi ferisce. Gesù soffre, per compiere la Volontà del Padre... E io, che a mia volta voglio compiere la santissima Volontà di Dio, seguendo le orme del Maestro, potrò lamentarmi se trovo la sofferenza come compagna di strada?

Sarà un segno certo della mia filiazione, perché Egli mi tratta come il suo divino Figlio. E, allora, come Lui, potrò gemere e piangere solo nel mio Getsemani, ma, prostrato a terra, riconoscendo il mio nulla, salirà fino al Signore un grido sgorgato dall'intimo della mia anima: Pater mi, Abba, Pater,... fiat!

2. La cattura:... Venit hora: ecce Filius hominis tradetur in manus peccatorum (Mc 14, 41)... Dunque, l'uomo peccatore ha la sua ora? Sì, e Dio la sua eternità!...

Catene di Gesù! Catene, che Egli volontariamente si è lasciato mettere, legatemi, fatemi soffrire col mio Signore, perché questo corpo di morte si umili... Perché — non c'è via di mezzo — o io lo annichilo o lui mi abbrutisce. Meglio essere schiavo del mio Dio che schiavo della mia carne.

3. Durante quel simulacro di processo, il Signore tace. Iesus autem tacebat (Mt 26, 63). Poi, risponde alle domande di Caifa e di Pilato... Con Erode, frivolo e impuro, nemmeno una parola (cfr Lc 23, 9): il peccato di lussuria rende così depravati che Erode non ascolta neppure la voce del Salvatore.

Se in tanti ambienti fanno resistenza alla verità, taci e prega, mortificati... e spera. Anche nelle anime che sembrano più perdute rimane, fino alla fine, la capacità di tornare ad amare Dio.

4. La sentenza sta per essere pronunciata. Pilato dice in tono di burla: Ecce rex vester (Gv 19, 14). I sommi sacerdoti rispondono furenti: Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare (Gv 19, 15).

Signore! Dove sono i tuoi amici? Dove, i tuoi sudditi? Ti hanno abbandonato. È uno sbandamento che dura da venti secoli... Tutti fuggiamo dalla Croce, dalla tua Santa Croce.

Sangue, angoscia, solitudine e un'insaziabile fame di anime... sono il corteggio della tua regalità.

5. Ecce homo! (Gv 19, 5). Il cuore si commuove nel contemplare la Santissima Umanità del Signore ridotta una piaga.

E se gli si chiederà: «Perché quelle piaghe in mezzo alle tue mani?», egli risponderà: «Queste le ho ricevute in casa dei miei amici» (Zc 13, 6).

Guarda Gesù. Ogni squarcio è un rimprovero; ogni colpo di flagello, un motivo di dolore per le tue offese e per le mie.

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