Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
  Solco > Disciplina > Cap. 12
372

Obbedire docilmente. — Ma con intelligenza, con amore e senso di responsabilità, il che non ha nulla a che vedere col giudicare chi governa.


373

Nell’apostolato, obbedisci senza stare a guardare alle condizioni umane di chi comanda, né al modo in cui comanda. Il contrario non è virtù.

Di croci ve ne sono molte: di brillanti, di perle, di smeraldi, di smalti, di avorio...; anche di legno, come quella di nostro Signore. Tutte meritano uguale venerazione, perché la Croce ci parla del sacrificio del Dio fatto Uomo. — Porta questa considerazione alla tua obbedienza, senza dimenticare che Egli abbracciò amorosamente, senza esitazione!, il Legno, e lì ci ottenne la Redenzione.

Solo dopo aver obbedito, il che è segno di rettitudine d’intenzione, fa’ la correzione fraterna, secondo le condizioni richieste, e rafforzerai l’unità con il compimento di questo dovere.


374

Si obbedisce con le labbra, con il cuore e con la mente. — Si obbedisce non a un uomo, ma a Dio.


375

Non ami l’obbedienza, se non ne ami davvero l’oggetto, se non ami davvero ciò che ti hanno ordinato.


376

Molte preoccupazioni si sistemano subito. Altre, non immediatamente. Però a tutte si rimedia se siamo fedeli: se obbediamo, se compiamo quanto viene disposto.


377

Il Signore vuole da te un apostolato concreto, come quello della pesca di quei centocinquantatré grossi pesci — e non altri —, presi alla destra della barca.

E mi domandi: come mai, pur sapendomi pescatore di uomini, vivendo a contatto con molti compagni, e pur potendo capire verso chi deve essere diretto il mio apostolato specifico, non pesco?... Mi manca Amore? Mi manca vita interiore?

Ascolta la risposta dalle labbra di Pietro, nell’altra pesca miracolosa: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso nulla; tuttavia, sulla tua parola, getterò la rete».

In nome di Cristo, ricomincia di nuovo. — Rinvigorito: via quella fiacchezza!


378

Obbedisci senza tanti cavilli inutili... Mostrare tristezza o malavoglia di fronte a un comando è mancanza assai notevole. Tuttavia, sentirla e basta, non solo non è colpa, ma addirittura può essere l’occasione di una grande vittoria, del coronamento di un atto eroico di virtù.

Non sono invenzioni mie. Ricordi? Il Vangelo narra di un padre di famiglia che diede lo stesso incarico ai suoi due figli... E Gesù si rallegra di quello che, malgrado abbia posto delle difficoltà, esegue! Si rallegra, perché la disciplina è frutto dell’Amore.


379

La maggior parte delle disobbedienze deriva dal non saper «ascoltare» il comando, il che in fondo è mancanza di umiltà o di interesse nel servire.


380

Vuoi obbedire a regola d’arte?... Allora ascolta bene, per comprendere la portata e lo spirito di quello che ti indicano; e, se non capisci qualcosa, domanda.


381

Vediamo un po’ quando ti convincerai che devi obbedire!... Disubbidisci se, invece di compiere il piano di vita, perdi tempo. Tutti i tuoi minuti devono essere pieni: lavoro, studio, proselitismo, vita interiore.


382

Come la Chiesa, attraverso la cura della liturgia, ci fa intuire la bellezza dei misteri della Religione e ci porta ad amarli meglio, così noi dobbiamo vivere — senza teatralità — una certa correttezza apparentemente mondana, di profondo rispetto — anche esterno — verso il Direttore, che ci trasmette con la sua bocca la Volontà di Dio.


383

Quando si governa, dopo aver pensato al bene comune, è necessario tener presente che — sia in campo spirituale sia civile — difficilmente una norma può non dispiacere a qualcuno.

— Non piove mai quando piace a tutti!, afferma la saggezza popolare. Ma questo, non dubitarlo, non è un difetto della legge, bensì ribellione ingiustificata della superbia o dell’egoismo di quei pochi.


384

Ordine, autorità, disciplina... — Ascoltano — ammesso che ascoltino! —, e sorridono cinicamente, col pretesto — uomini e donne — di difendere la loro libertà.

Sono gli stessi che poi pretendono che noi rispettiamo o ci adeguiamo ai loro sbandamenti; non ammettono — e che proteste grossolane! — che i loro criteri non siano — non possano essere! — accettati dall’autentica libertà degli altri.


385

Coloro che dirigono imprese spirituali, devono interessarsi di tutto ciò che è umano, per elevarlo all’ordine soprannaturale e divinizzarlo.

Se non può essere divinizzato, non ti puoi sbagliare: non è umano, è «animalesco», improprio della creatura razionale.


386

Autorità. Non consiste nel fatto che chi sta sopra «urli» al subalterno, e questi altrettanto a chi gli sta più in basso.

Con questo criterio — caricatura dell’autorità —, a parte l’evidente mancanza di carità e di correttezza umana, si ottiene soltanto che chi dirige si vada allontanando dai sottoposti, perché non li serve: tutt’al più, li usa!


387

Tu non essere di quelli che, avendo la propria casa sottosopra, tentano d’intromettersi nel governo delle case altrui.


388

Ma... davvero pensi di saper tutto, perché sei stato costituito in autorità?

— Ascoltami bene: il buon governante «sa» che può, che deve!, imparare dagli altri.


389

Libertà di coscienza: no! — Quanti mali ha causato ai popoli e alle persone questo deplorevole errore, che permette di agire contro i propri intimi dettami.

Libertà «delle coscienze», sì: che significa il dovere di seguire l’imperativo interiore..., ah, ma dopo aver ricevuto una seria formazione!


390

Governare non è mortificare.


391

Per te, che occupi un posto di direzione. Medita: gli strumenti più forti ed efficaci, se li si tratta male, si ammaccano, si guastano, e diventano inservibili.


392

Le decisioni di governo, prese alla leggera da una sola persona, nascono sempre, o quasi sempre, sotto l’influsso di una visione unilaterale dei problemi.

— Per quanto grandi siano la tua preparazione e il tuo talento, devi ascoltare coloro che condividono con te l’incarico di direzione.


393

Non dare mai ascolto alla delazione anonima: è il modo di agire dei vili.


394

Un criterio di buon governo: il materiale umano bisogna prenderlo così com’è, e aiutarlo a migliorare, senza mai disprezzarlo.


395

Mi sembra molto bene che, quotidianamente, cerchi di aumentare la tua profonda preoccupazione per i tuoi sottoposti: perché sentirsi circondato e protetto dalla comprensione affettuosa del superiore, può essere il rimedio efficace di cui hanno bisogno le persone che devi servire con il tuo governo.


396

Che pena fanno certuni, costituiti in autorità, che giudicano e parlano con leggerezza, senza studiare i problemi, con affermazioni perentorie, su persone o argomenti che non conoscono, e... persino con «prevenzioni», che sono il frutto della slealtà!


397

Se l’autorità diventa autoritarismo dittatoriale e questa situazione si prolunga nel tempo, si perde la continuità storica, muoiono e invecchiano gli uomini di governo, giungono all’età matura persone senza esperienza per dirigere, e la gioventù — inesperta e agitata — vuole prendere le redini: quanti mali!, e quante offese a Dio — proprie e altrui — ricadono su chi usa così male dell’autorità!


398

Quando chi comanda è negativo e diffidente, facilmente cade nella tirannia.


399

Cerca di essere rettamente obiettivo nel tuo lavoro di direzione. Evita l’inclinazione di chi tende a vedere piuttosto — e, a volte, soltanto — quello che non va, gli errori.

— Riémpiti di gioia, per la certezza che il Signore ha concesso a tutti la capacità di diventare santi, appunto nella lotta contro i propri difetti.


400

La smania di novità può portare al malgoverno.

— Occorrono nuovi regolamenti, dici... — Credi tu che il corpo umano migliorerebbe con un altro sistema nervoso o circolatorio?


401

Come si ostinano taluni a massificare!; trasformano l’unità in uniformità amorfa, soffocando la libertà.

Sembra che ignorino l’impressionante unità del corpo umano, con tanta divina differenziazione di membra, che — ciascuno con la propria funzione — contribuiscono alla salute complessiva.

— Dio non ha voluto che tutti fossero uguali, né che camminassimo tutti allo stesso modo nell’unico cammino.


402

Bisogna insegnare alla gente a lavorare — senza esagerare nella preparazione: «fare» è anche formarsi —, e ad accettare in anticipo le inevitabili imperfezioni: il meglio è nemico del bene.


403

Non confidare mai soltanto nell’organizzazione.


404

Il buon pastore non ha bisogno d’impaurire le proprie pecore: un siffatto comportamento è proprio dei cattivi governanti. Per questo, nessuno si meraviglia che finiscano odiati e soli.


405

Governare, molte volte, consiste nel saper «farsi carico» delle persone, con pazienza e affetto.


406

Il buon governo non ignora la flessibilità necessaria, senza cadere nella rinuncia a esigere.


407

«Finché non mi fanno peccare!» — Forte commento di quella povera creatura quasi annientata, nella sua vita personale e nelle sue aspirazioni di uomo e di cristiano, da nemici potenti.

— Medita e impara: finché non ti fanno peccare!


408

Non tutti i cittadini sono in forza all’esercito permanente. Ma, quando c’è la guerra, tutti vi partecipano... E il Signore ha detto: «Non sono venuto a portare la pace, ma la guerra».


409

«Ero un guerrigliero — scrive — e mi muovevo sui monti, sparando quando mi pareva e piaceva. Ma ho voluto arruolarmi come soldato, perché ho capito che le guerre le vincono, più facilmente, gli eserciti organizzati e disciplinati. Un povero guerrigliero isolato non può prendere città intere, né occupare il mondo. Appesi il mio schioppo — così antiquato! — e adesso sono meglio armato. Peraltro, so che ormai non posso più sdraiarmi in montagna, all’ombra di un albero, e sognare di vincere la guerra solo soletto».

— Benedetta disciplina e benedetta unità di nostra Madre, la santa Chiesa!


410

A tanti cattolici ribelli vorrei dire che mancano al loro dovere coloro che, invece di attenersi alla disciplina e all’obbedienza verso la legittima autorità, si trasformano in un partito; in una piccola fazione; in germi di discordia; in congiura e pettegolezzo; in fautori di sciocche contese personali; in tessitori di trame di gelosie e di crisi.


411

Un vento leggero e un uragano non sono la stessa cosa. Al primo chiunque sa resistere: è gioco da bambini, parodia della lotta.

— Piccole contrarietà, ristrettezze, piccoli guai... Li sopportavi con piacere e vivevi la gioia interiore di pensare: adesso sì che lavoro per il Signore, perché abbiamo la Croce!...

Ma, povero figlio mio: arrivò l’uragano, e sentisti uno scuotimento, una furia capace di sradicare alberi centenari. E questo..., dentro e fuori. Abbi fiducia! Non potrà sradicare la tua Fede e il tuo Amore, né distoglierti dal tuo cammino..., se tu non ti separi dalla «testa», se senti l’unità.


412

Con quanta facilità non compi il piano di vita, o fai le cose peggio che se le omettessi!... — È così che vuoi innamorarti sempre più del tuo cammino, per poi contagiare ad altri questo amore?


413

Non ambire altro che un solo diritto: quello di compiere il tuo dovere.


414

Il carico è pesante? — No, mille volte no! Questi obblighi, che hai assunto liberamente, sono ali che t’innalzano sopra lo strame vile delle passioni.

Gli uccelli avvertono forse il peso delle loro ali? Tagliale, mettile sul piatto di una bilancia: pesano! E, tuttavia, l’uccello può volare se gliele strappano? Ha bisogno di ali così; e non ne avverte il peso perché lo elevano al di sopra delle altre creature.

Anche le tue «ali» pesano! Ma, se ti mancassero, cadresti nei più sudici letamai.


415

«Maria serbava tutte queste cose nel suo cuore...».

Quando c’è di mezzo l’amore limpido e sincero, la disciplina non è più un peso, anche se costa, perché unisce all’Amato.


[Stampa]
 
[Invia]
 
[Palm]
 
[Salva]
 
Traduci il punto in:
Indietro Avanti