Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
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Essere cristiani non costituisce un titolo di mera soddisfazione personale: Ŕ un titolo — una sostanza — di missione. GiÓ prima ricordavamo che il Signore invita tutti i cristiani a essere il sale e la luce del mondo. Facendo eco al suo invito e citando alcuni testi del Vecchio Testamento, san Pietro inquadra con molta chiarezza questo compito: Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si Ŕ acquistato perchÚ proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce (1 Pt 2, 9).

L'essere cristiani non Ŕ una circostanza accidentale: Ŕ una realtÓ divina che si innesta nel pi¨ profondo della nostra vita dandoci una visione chiara e una volontÓ decisa, per poter agire secondo il volere di Dio. Si impara cosý che il pellegrinaggio del cristiano nel mondo deve trasformarsi in un servizio continuo, un servizio con modalitÓ che variano secondo le circostanze personali, ma che deve essere sempre improntato all'amore di Dio e del prossimo. Essere cristiani Ŕ agire senza pensare ai traguardi meschini del prestigio o dell'ambizione o ad altre finalitÓ che possono sembrare pi¨ nobili, come la filantropia e la compassione davanti alle disgrazie altrui: Ŕ passare attraverso tutto questo, mirando al termine ultimo e radicale dell'amore che Cristo ha rivelato morendo per noi.

Si osservano a volte degli atteggiamenti che derivano dall'incapacitÓ di penetrare in questo mistero di Ges¨. Per esempio, la mentalitÓ di chi vede nel cristianesimo soltanto un insieme di pratiche e atti di pietÓ, senza coglierne il nesso con le situazioni della vita ordinaria, con l'urgenza di far fronte alle necessitÓ degli altri e di sforzarsi per eliminare le ingiustizie.

Direi che chi ha questa mentalitÓ non ha ancora compreso che cosa significa che il Figlio di Dio si sia incarnato, abbia preso corpo, anima e voce umana, abbia condiviso il nostro destino, fino a sperimentare la suprema dilacerazione della morte. Magari senza volere, alcune persone considerano Cristo come estraneo all'ambiente degli uomini.

Altri, invece, tendono a immaginare che per poter essere umani bisogna mettere in sordina alcuni aspetti centrali del dogma cristiano, e agiscono come se la vita di preghiera, il colloquio continuo con Dio, costituissero un'evasione dalle proprie responsabilitÓ e un abbandono del mondo. Dimenticano che fu proprio Ges¨ a rivelarci fino a quali estremi debbono essere spinti l'amore e il servizio. Soltanto se cerchiamo di capire il mistero dell'amore di Dio, il mistero dell'amore che arriva fino alla morte, saremo capaci di darci totalmente agli altri senza lasciarci sopraffare dalle difficoltÓ o dall'indifferenza.

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