Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
  ╚áGes¨ che passa > La morte di Cristo, vita del cristiano > Punto 97
97

Il meditare sulla morte di Cristo diventa allora un invito ad affrontare con assoluta sinceritÓ i nostri impegni quotidiani, un invito a prendere sul serio la fede che professiamo. Per cui la Settimana Santa non pu˛ essere soltanto una parentesi sacra nel contesto di una vita guidata da interessi umani: Ŕ invece un'occasione per introdurci con maggiore profonditÓ nel mistero dell'Amore di Dio e poterlo poi mostrare agli uomini con la parola e con l'esempio.

Ma il Signore detta delle condizioni. C'Ŕ una sua dichiarazione riferita da san Luca dalla quale non si pu˛ prescindere: Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non pu˛ essere mio discepolo (Lc 14, 26). Sono parole dure. Certo i termini "odiare" o "detestare" non rendono bene il pensiero originale di Ges¨; ma in ogni caso il Signore us˛ un'espressione forte, che non si pu˛ ridurre all' "amare di meno" con cui a volte Ŕ stata interpretata, cercando di addolcirla. La tassativitÓ di questa frase Ŕ tremenda, non perchÚ implichi un atteggiamento negativo o spietato (il Ges¨ che la pronuncia Ŕ lo stesso che ordina di amare gli altri come la propria anima e che offre la propria vita per gli uomini), ma perchÚ essa sta a indicare semplicemente che davanti a Dio non c'Ŕ compromesso che valga. Le parole di Ges¨ si potrebbero tradurre con un "amare di pi¨", "amare meglio"; non amare con un amore egoista e di breve respiro: dobbiamo amare con l'Amore di Dio.

Ecco il segreto, ribadito dall'ultima delle condizioni poste da Ges¨ ai suoi discepoli: Et animam suam; la vita, l'anima stessa, ecco ci˛ che ci chiede il Signore. Se siamo fatui, se ci preoccupiamo solamente della nostra personale comoditÓ, se facciamo di noi stessi il centro dell'esistenza degli altri e del mondo, non abbiamo il diritto di chiamarci cristiani, discepoli di Cristo. Ci vuole una donazione che si dimostri con la veritÓ dei fatti, non soltanto a parole (cfr 1 Gv 3, 18). L'amore di Dio ci invita a prendere con decisione la croce, sentendo anche su di noi il peso dell'umanitÓ tutta e realizzando, nelle circostanze proprie della condizione e del lavoro di ciascuno, i propositi chiari e amorosi della volontÓ del Padre. Infatti, nel passo che stiamo commentando, Ges¨ dice ancora: Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non pu˛ essere mio discepolo (Lc 14, 27).

Accettiamo senza timore la volontÓ di Dio, decidiamoci senza esitazione a edificare la nostra vita secondo gli insegnamenti e le esigenze della fede. Andremo sicuramente incontro a difficoltÓ, sofferenze, dolori; ma se veramente possediamo la fede non ci considereremo mai degli infelici: anche tra le pene e le calunnie saremo felici, di una felicitÓ che ci spingerÓ ad amare gli altri per renderli partecipi della nostra gioia soprannaturale.

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