Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
  È Gesù che passa > Cristo Re > Punto 185
185

Forse mi direte: Ma questo è un discorso che pochi vogliono ascoltare e meno ancora mettere in pratica. Lo so: la libertà è una pianta forte e sana, che mal si adatta a crescere tra le pietre, tra le spine, o nelle strade calpestate dalla gente (cfr Lc 8, 5-7). Tutto ciò era stato annunciato prima ancora che Cristo venisse sulla terra.

Ricordate il salmo secondo? Perché le genti congiurano, perché invano cospirano i popoli? Insorgono i re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e contro il suo Messia (Sal 2, 1-2). Vedete? Nulla di nuovo, dunque. Cristo non era ancora nato e già gli si opponevano. Quando poi i suoi piedi pacifici percorrevano le strade della Palestina, lo contrastarono acerbamente. Infine lo perseguitarono, come lo perseguitano ora, quando attaccano i membri del suo Corpo mistico e reale. Perché tanto odio, perché tanto accanimento contro la semplicità inerme, tanto disprezzo per la libertà di ogni coscienza?

Spezziamo le loro catene, gettiamo via i loro legami (Sal 2, 3). Vogliono rompere il giogo soave, allontanare da sé il peso, il meraviglioso peso di santità e di giustizia, di grazia, d'amore e di pace. Si irritano dinanzi all'amore e deridono la bontà inerme di un Dio che rinuncia a servirsi delle legioni di angeli per difendersi (cfr Gv 18, 36; Mt 26, 52-54). Se il Signore fosse propenso al compromesso, se sacrificasse pochi innocenti per soddisfare una maggioranza di colpevoli, forse cercherebbero anche un'intesa con Lui. Ma non è questa la logica di Dio. Il Padre è veramente padre ed è pronto a perdonare migliaia di operatori d'iniquità purché vi siano anche solo dieci giusti (cfr Gn 18, 32). Chi è mosso dall'odio non può capire questa misericordia, anzi, si sente incoraggiato, nella sua apparente impunità, ad alimentarsi dell'ingiustizia.

Se ne ride chi abita i cieli, li schernisce dall'alto il Signore. Egli parla loro con ira, li spaventa nel suo sdegno (Sal 2, 4-5). È legittima l'ira di Dio e giusta la sua indignazione; ma anche la sua clemenza è grande: Io l'ho costituito mio sovrano sul Sion, mio santo monte. Annuncerò il decreto del Signore. Egli mi ha detto: « Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato » (Sal 2, 6-7). La misericordia di Dio Padre ci ha dato come Re suo Figlio. Nella minaccia si intenerisce; annuncia la sua ira e ci dona il suo amore: Tu sei mio figlio; si rivolge a Cristo... e si rivolge a te e a me, se decidiamo di essere alter Christus, ipse Christus.

Le parole non possono tener dietro al cuore che si commuove dinanzi alla bontà di Dio che ci dice: Tu sei mio figlio. Non un estraneo, non un servo trattato con benevolenza, non un amico, che già sarebbe molto: figlio. Ci concede di nutrire verso di Lui una pietà da figlio e anche, oserei dire, la sfacciataggine del figlio che sa di avere un Padre che non gli rifiuterà nulla.

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