È Gesù che passa > Cristo Re > Punto 185
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Forse mi direte: Ma questo è un discorso che pochi vogliono ascoltare e meno ancora mettere in pratica. Lo so: la libertà è una pianta forte e sana, che mal si adatta a crescere tra le pietre, tra le spine, o nelle strade calpestate dalla gente. Tutto ciò era stato annunciato prima ancora che Cristo venisse sulla terra.

Ricordate il salmo secondo? Perché le genti congiurano, perché invano cospirano i popoli? Insorgono i re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e contro il suo Messia. Vedete? Nulla di nuovo, dunque. Cristo non era ancora nato e già gli si opponevano. Quando poi i suoi piedi pacifici percorrevano le strade della Palestina, lo contrastarono acerbamente. Infine lo perseguitarono, come lo perseguitano ora, quando attaccano i membri del suo Corpo mistico e reale. Perché tanto odio, perché tanto accanimento contro la semplicità inerme, tanto disprezzo per la libertà di ogni coscienza?

Spezziamo le loro catene, gettiamo via i loro legami. Vogliono rompere il giogo soave, allontanare da sé il peso, il meraviglioso peso di santità e di giustizia, di grazia, d'amore e di pace. Si irritano dinanzi all'amore e deridono la bontà inerme di un Dio che rinuncia a servirsi delle legioni di angeli per difendersi. Se il Signore fosse propenso al compromesso, se sacrificasse pochi innocenti per soddisfare una maggioranza di colpevoli, forse cercherebbero anche un'intesa con Lui. Ma non è questa la logica di Dio. Il Padre è veramente padre ed è pronto a perdonare migliaia di operatori d'iniquità purché vi siano anche solo dieci giusti. Chi è mosso dall'odio non può capire questa misericordia, anzi, si sente incoraggiato, nella sua apparente impunità, ad alimentarsi dell'ingiustizia.

Se ne ride chi abita i cieli, li schernisce dall'alto il Signore. Egli parla loro con ira, li spaventa nel suo sdegno. È legittima l'ira di Dio e giusta la sua indignazione; ma anche la sua clemenza è grande: Io l'ho costituito mio sovrano sul Sion, mio santo monte. Annuncerò il decreto del Signore. Egli mi ha detto: « Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato ». La misericordia di Dio Padre ci ha dato come Re suo Figlio. Nella minaccia si intenerisce; annuncia la sua ira e ci dona il suo amore: Tu sei mio figlio; si rivolge a Cristo... e si rivolge a te e a me, se decidiamo di essere alter Christus, ipse Christus.

Le parole non possono tener dietro al cuore che si commuove dinanzi alla bontà di Dio che ci dice: Tu sei mio figlio. Non un estraneo, non un servo trattato con benevolenza, non un amico, che già sarebbe molto: figlio. Ci concede di nutrire verso di Lui una pietà da figlio e anche, oserei dire, la sfacciataggine del figlio che sa di avere un Padre che non gli rifiuterà nulla.

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