Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
  ╚áGes¨ che passa > Il cuore di Ges¨, pace dei cristiani > Punto 167
167

Se non impariamo da Ges¨, non sapremo mai amare. Se pensassimo, come alcuni, che conservare un cuore pulito, degno di Dio, significa non immischiarlo, non contaminarlo con affetti umani, la conseguenza logica sarebbe quella di renderci insensibili al dolore degli altri. Saremmo allora capaci soltanto di una caritÓ ufficiale, arida, senz'anima, ma non della vera caritÓ di Cristo, che Ŕ affetto e calore umano. Con questo, non intendo avallare false teorie, tristi scuse per sviare i cuori, allontanandoli da Dio, e indurli in occasioni di perdizione.

Nella festa odierna dobbiamo chiedere al Signore di concederci un cuore buono, capace di commuoversi per il dolore delle creature, capace di comprendere che, per lenire le pene che accompagnano e non poche volte angustiano gli animi su questa terra, il vero balsamo Ŕ l'amore, la caritÓ: ogni altra consolazione serve al pi¨ per distrarre un momento, lasciando dietro a sÚ amarezza e sconforto.

Per aiutare veramente gli altri, dobbiamo amarli di un amore di comprensione e di donazione, pieno di affetto e di consapevole umiltÓ. Il Signore, infatti, volle riassumere tutta la Legge in quel duplice comandamento che in realtÓ Ŕ unico: amare Dio e amare il prossimo, con tutto il nostro cuore (cfr Mt 22, 40).

Forse ora pensate che a volte i cristiani — tu e io, non gli altri — dimenticano le applicazioni pi¨ elementari di questo dovere. Forse pensate al permanere di tante ingiustizie, agli abusi non aboliti, alle discriminazioni trasmesse da una generazione all'altra, sempre in attesa che si operi una soluzione radicale.

Non devo, non Ŕ mio compito, proporvi le soluzioni pratiche di questi problemi. Per˛, come sacerdote di Cristo, Ŕ mio dovere ricordarvi ci˛ che dice la Sacra Scrittura. Meditate la scena del giudizio come Ges¨ stesso la descrive: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. PerchÚ ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito; malato e in carcere e non mi avete visitato (Mt 25, 41-43).

Un uomo o una societÓ che non reagiscano davanti alle tribolazioni e alle ingiustizie, e che non cerchino di alleviarle, non sono un uomo o una societÓ all'altezza dell'amore del Cuore di Cristo. I cristiani — pur conservando sempre la pi¨ ampia libertÓ di studiare e di mettere in pratica soluzioni diverse, e godendo pertanto di un logico pluralismo — devono coincidere nel comune desiderio di servire l'umanitÓ. Altrimenti il loro cristianesimo non sarÓ la Parola e la Vita di Ges¨; sarÓ un travestimento, un inganno, di fronte a Dio e di fronte agli uomini.

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