Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
  ╚áGes¨ che passa > Il trionfo di Cristo nell'umiltÓ > Punto 13
13

Il Figlio di Dio si Ŕ fatto carne ed Ŕ perfectus Deus, perfectus homo (simbolo Quicumque). In questo mistero c'Ŕ qualcosa che dovrebbe emozionare profondamente i cristiani. Ero commosso allora e lo sono ora. Vorrei ritornare a Loreto: mi porto lÓ con il desiderio, per rivivere gli anni dell'infanzia di Ges¨ ripetendo e meditando quelle parole: Hic Verbum caro factum est.

Iesus Christus, Deus homo: ecco i magnalia Dei (At 2, 11), le opere meravigliose di Dio, dinanzi alle quali dobbiamo meditare e di cui dobbiamo rendere grazie al Signore, a colui che Ŕ venuto a portare la pace in terra agli uomini di buona volontÓ (Lc 2, 14), a tutti coloro che vogliono unire la loro volontÓ alla VolontÓ santa di Dio: non soltanto ai ricchi, nÚ soltanto ai poveri, ma a tutti gli uomini, a tutti i fratelli. PerchÚ tutti siamo fratelli in Ges¨, tutti figli di Dio e fratelli di Cristo; e sua Madre Ŕ nostra Madre.

Sulla terra non c'Ŕ che una razza: quella dei figli di Dio. Tutti dobbiamo parlare la stessa lingua, quella che ci insegna il Padre nostro che Ŕ nei cieli, la lingua del dialogo di Ges¨ col Padre, la lingua che si parla col cuore e con la mente, quella stessa che usate ora nella vostra orazione. ╚ la lingua delle anime contemplative, di coloro che sanno essere spirituali perchÚ consapevoli della loro filiazione divina; una lingua che si esprime in mille mozioni della volontÓ, in tante illuminazioni radiose dell'intelligenza, negli affetti del cuore, nelle decisioni di condurre una vita retta, santa, lieta e pervasa di pace.

Dobbiamo contemplare Ges¨ Bambino, nostro Amore, nella culla. Dobbiamo contemplarlo consapevoli di essere di fronte a un mistero. ╚ necessario accettare il mistero con un atto di fede; solo allora sarÓ possibile approfondirne il contenuto, guidati sempre dalla fede. Abbiamo bisogno, pertanto, delle disposizioni di umiltÓ proprie dell'anima cristiana. Non vogliate ridurre la grandezza di Dio ai nostri poveri concetti, alle nostre umane spiegazioni; cercate piuttosto di capire che, nella sua oscuritÓ, questo mistero Ŕ luce che guida la vita degli uomini.

Noi osserviamo — scrive san Giovanni Crisostomo — che Ges¨ proviene da noi, dalla nostra natura umana ed Ŕ nato da una Vergine Madre; non comprendiamo, per˛, come un tale prodigio possa essersi compiuto. ╚ inutile affannarci a tentare di scoprirlo; accettiamo piuttosto umilmente quello che Dio ci ha rivelato, ed evitiamo di curiosare su ci˛ che Dio ci ha nascosto (SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, In Matthaeum homiliae, 4, 3 [PG 57, 43]). Tale accettazione ci porterÓ a comprendere e ad amare; il mistero sarÓ allora un insegnamento incomparabile, pi¨ convincente di qualsiasi ragionamento umano.

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