Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
  È Gesù che passa > La morte di Cristo, vita del cristiano > Punto 100
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Questa digressione ha il solo scopo di porre in evidenza una verità centrale: che la vita cristiana trova il proprio senso in Dio. Gli uomini non sono stati creati soltanto per edificare un mondo che sia il più giusto possibile; oltre a questo noi siamo sulla terra per entrare in comunione con Dio stesso. Gesù non ci ha promesso né la comodità temporale né la gloria terrena, ma la casa di Dio Padre che ci aspetta alla fine del nostro cammino (cfr Gv 14, 2).

La liturgia del Venerdì Santo contiene un inno meraviglioso: il Crux fidelis. Esso ci invita a cantare il glorioso combattimento del Signore, il trofeo della Croce, lo splendido trionfo di Cristo: il redentore dell'universo, nell'essere immolato, vince. Dio, padrone di tutto il creato, non afferma la propria presenza con la forza delle armi o con il potere temporale dei suoi, ma con la grandezza infinita del suo amore.

Il Signore non distrugge la libertà dell'uomo: fu proprio Lui a liberarci. Perciò non vuole risposte forzate; vuole decisioni che scaturiscano dall'intimità del cuore. E chiede a noi cristiani di vivere in modo tale che chi ci avvicina, aldilà delle nostre miserie personali, dei nostri errori e delle nostre deficienze, avverta l'eco del dramma d'amore del Calvario. Tutto ciò che abbiamo ci viene da Dio perché Egli ha voluto fare di noi il sale che dà sapore, la luce che porta agli uomini la lieta notizia che Dio è un padre e ama senza misura. Il cristiano è sale e luce del mondo non perché vince e trionfa, ma in quanto dà testimonianza dell'amore di Dio; ma non sarà sale se non serve per salare; non sarà luce se non offre con il suo esempio e con la sua dottrina una testimonianza di Gesù, se perde ciò che costituisce la ragion d'essere della sua vita.

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