Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
  È Gesù che passa > A Gesù per Maria > Cap. 14
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Uno sguardo sul mondo, sul popolo di Dio (cfr 1 Pt 2, 10), in questo mese di maggio, ci fa contemplare lo spettacolo della devozione mariana che si manifesta in tante consuetudini antiche e nuove, ma tutte vissute in un unico spirito d'amore. Dà gioia costatare che la devozione alla Vergine è sempre viva e che suscita nelle anime cristiane l'impulso soprannaturale a operare come domestici Dei, come membri della famiglia di Dio (Ef 2, 19).

Certamente anche voi, vedendo che in questi giorni tanti fedeli esprimono in mille maniere il loro amore alla Vergine Maria, vi sentirete più inseriti nella Chiesa, più fratelli dei vostri fratelli.

Accade come in una riunione di famiglia, quando i figli più grandi, che la vita ha separato, si ritrovano accanto alla madre in occasione di qualche festa. E se anche hanno avuto delle divergenze o si sono trattati male tra di loro, quel giorno no: quel giorno si sentono uniti e si ritrovano vincolati in un comune affetto.

Maria edifica continuamente la Chiesa, la aduna, la mantiene unita. È difficile avere un'autentica devozione alla Madonna e non sentirsi più che mai legati alle altre membra del Corpo Mistico, più che mai uniti al suo Capo visibile, il Papa.

Mi piace ripetere: Omnes cum Petro ad Iesum per Mariam, tutti con Pietro a Gesù per Maria. E allora noi che ci riconosciamo parte della Chiesa e invitati a sentirci fratelli nella fede, scopriamo con nuova profondità la fraternità che ci lega a tutta l'umanità: perché la Chiesa è stata inviata da Cristo a tutte le genti, a tutti i popoli (cfr Mt 28, 19).

Tutti noi abbiamo sperimentato queste cose, dal momento che non ci sono mancate le occasioni per costatare gli effetti soprannaturali di una sincera devozione alla Vergine. Ognuno di voi potrebbe ricordare molte esperienze, come anch'io ne ricordo. Quella che ora mi viene alla memoria è la visita che feci nel 1935 a Sonsoles, un santuario mariano in terra di Castiglia.

Non era un pellegrinaggio come comunemente lo si intende. Non c'erano né rumore né folla: eravamo in tre. Rispetto e amo le manifestazioni pubbliche di pietà, ma personalmente preferisco offrire a Maria lo stesso affetto e lo stesso entusiasmo con visite private o in piccoli gruppi che abbiano il sapore dell'intimità.

In quella visita a Sonsoles conobbi l'origine di questo nome. È un particolare di poca importanza, ma esprime lo spirito filiale della gente di quella terra. L'immagine della Madonna che vi si venera fu nascosta per qualche tempo a motivo delle lotte tra cristiani e musulmani. Dopo alcuni anni — narra la tradizione — la statua fu ritrovata da alcuni pastori che commentarono ammirati: « Che begli occhi; son soles!, splendono come il sole; sono due soli! ».


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Da quel 1935, in numerose e abituali visite ai santuari della Madonna, ho avuto occasione di riflettere e di meditare sull'affetto che tanti cristiani nutrono verso la Madre di Gesù. E ogni volta ho concluso che questo affetto è una corrispondenza d'amore, una prova di riconoscenza filiale. Maria, infatti, è strettamente unita alla suprema manifestazione dell'amore di Dio, l'incarnazione del Verbo che, fattosi uomo come noi, prese su di sé le nostre miserie e i nostri peccati. Maria, fedele alla missione divina per la quale è stata creata, si prodiga continuamente al servizio degli uomini, chiamati tutti a essere fratelli di suo Figlio, Gesù. Così la Madre di Dio è veramente anche Madre degli uomini.

Così è, perché lo volle il Signore. Lo Spirito Santo dispose che rimanesse scritto, affinché fosse noto a tutte le generazioni: Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: « Donna, ecco il tuo figlio! ». Poi disse al discepolo: « Ecco la tua madre! ». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa (Gv 19, 25-27).

Giovanni, il discepolo che Gesù amava, accoglie Maria presso di sé, nella sua casa, nella sua vita. Gli autori spirituali hanno visto in queste parole del santo Vangelo un invito, rivolto a tutti i cristiani, ad accogliere Maria nella loro vita. Il chiarimento è quasi superfluo, perché Maria certamente desidera che la invochiamo, che ci rivolgiamo a Lei con fiducia, che supplichiamo la sua maternità chiedendole monstra te esse matrem, manifestati nostra Madre (inno Ave maris stella).

In realtà, Maria è una Madre che addirittura previene le nostre suppliche, perché conosce le nostre necessità e viene sollecitamente in nostro aiuto, dimostrando con i fatti che non dimentica mai i suoi figli. Ognuno di noi, ripensando alla propria vita e vedendo come in essa si manifesta la misericordia di Dio, può scoprire mille motivi per sentirsi in modo tutto personale figlio di Maria.


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I brani della Sacra Scrittura che parlano della Vergine dimostrano chiaramente che la Madre di Gesù accompagna assiduamente suo figlio, si associa alla sua missione redentrice, gioisce e soffre con Lui, ama quelli che Gesù ama, dedica la sua sollecitudine materna a quanti lo seguono.

Pensiamo, per esempio, al racconto delle nozze di Cana. Dei tanti invitati a quelle vivaci nozze paesane, soltanto Maria si avvede che manca il vino (cfr Gv 2, 3). Se ne accorge lei sola, e tempestivamente. Come ci risultano famigliari le scene della vita di Cristo! In esse la grandezza di Dio si intreccia con la vita più comune e quotidiana. È tipico della donna di casa avveduta e prudente notare una manchevolezza, badare ai piccoli dettagli che rendono amabile la vita: tale è il comportamento di Maria.

Notate anche che è Giovanni a raccontare l'episodio di Cana: è l'unico evangelista a consegnare questo dato di sollecitudine materna. San Giovanni ci vuol ricordare che Maria era presente all'inizio della vita pubblica del Signore. Al tempo stesso, ci fa capire di aver saputo approfondire l'importanza della presenza della Madonna. E Gesù sapeva bene a chi affidava sua Madre: a un discepolo che l'aveva amata, che aveva imparato ad amarla come madre ed era in grado di capire.

Pensiamo ora ai giorni che seguirono l'Ascensione, all'attesa della Pentecoste. I discepoli, pieni di fede per il trionfo di Cristo risorto, e anelanti lo Spirito Santo promesso, vogliono sentirsi uniti: li troviamo cum Maria matre Iesu, con Maria, la Madre di Gesù (At 1, 14). La preghiera dei discepoli accompagna la preghiera di Maria: è la preghiera di una famiglia unita.

Chi ci informa questa volta è san Luca, l'evangelista che ha narrato con maggior ampiezza l'infanzia di Gesù. Sembra quasi volerci far capire che Maria, così come ebbe un ruolo di primo piano nell'Incarnazione del Verbo, in modo analogo fu presente alle origini della Chiesa, che è il Corpo di Cristo.

Dal primo momento della vita della Chiesa tutti i cristiani che hanno cercato l'amore di Dio — quell'amore che si rivela e si fa carne in Gesù Cristo — hanno incontrato la Madonna e hanno sperimentato in tanti modi la sua materna sollecitudine.

La Madonna può essere chiamata veramente Madre di tutti i cristiani. Sant'Agostino lo afferma chiaramente: Cooperò con la sua carità a generare alla Chiesa i fedeli, che sono membra di quel Capo di cui Ella fu effettivamente Madre secondo il corpo (SANT'AGOSTINO, De sancta virginitate, 6 [PL 40, 399]).

Non deve quindi meravigliare che una delle più antiche testimonianze della devozione a Maria sia proprio un'orazione piena di fiducia. Si tratta di un'antifona, composta molti secoli fa, che ripetiamo ancora oggi: Ci rifugiamo sotto la tua protezione, santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche che ti rivolgiamo nelle nostre necessità, ma liberaci sempre da tutti i pericoli, Vergine gloriosa e benedetta.


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Il desiderio di intimità con la Madre di Dio e Madre nostra, sorge in noi spontaneamente. Vogliamo esserle vicini come lo si può essere con una persona viva: su di Lei, infatti, la morte non ha trionfato, ed Ella sta in corpo e anima accanto a Dio Padre, a suo Figlio e allo Spirito Santo.

Per capire il ruolo di Maria nella vita cristiana, per sentirci attratti verso di Lei, per cercare con affetto filiale la sua amorevole compagnia, non occorrono lunghe disquisizioni, anche se il mistero della maternità divina ha una ricchezza di contenuto su cui non si rifletterà mai abbastanza.

La fede cattolica ha saputo riconoscere in Maria un segno privilegiato dell'amor di Dio: Dio ci chiama fin da ora suoi amici; la sua grazia opera in noi, ci rigenera dal peccato, ci dà la forza affinché, pur nella debolezza di chi è sempre polvere miserabile, possiamo riflettere in qualche modo il volto di Cristo. Non siamo dei naufraghi cui Dio ha promesso la salvezza: la salvezza opera già in noi. Di fronte a Dio non siamo come ciechi che aspirano alla luce e tuttavia gemono fra le angustie dell'oscurità: siamo figli che sanno di essere amati dal loro Padre.

Maria stessa ci comunica questa sicurezza, questo calore, questa fiducia. Ecco perché il suo nome tocca diritto il cuore. Il rapporto di ciascuno di noi con la propria madre può servire come modello e guida per il nostro rapporto con Maria, la Signora dal dolce nome. Dobbiamo amare Dio con lo stesso cuore col quale amiamo i nostri genitori, i nostri fratelli, le altre persone della nostra famiglia, i nostri amici: abbiamo un cuore solo. Con questo solo cuore dobbiamo rivolgerci a Maria.

Come si comporta un figlio con sua madre? In tanti modi diversi, ma sempre con affetto e fiducia. Con un affetto che si manifesterà di volta in volta secondo le occasioni tracciate dalla vita stessa. Lungi da ogni freddezza, si creano così tenere e intime consuetudini domestiche fatte di piccole attenzioni quotidiane che il figlio sente il bisogno di rivolgere alla madre e di cui la madre sente la mancanza se il figlio le dimentica: un bacio, una carezza uscendo o entrando in casa, un piccolo regalo, qualche parola intensa ed espressiva.

Anche i nostri rapporti con la Madre del Cielo richiedono norme di pietà filiale che guidino il nostro comportamento verso di Lei. Molti cristiani adottano l'antica consuetudine dello scapolare, o usano salutare — non c'è bisogno di parole, basta un pensiero — le immagini di Maria che si trovano in ogni casa cristiana o che adornano le strade in tante città. Altri vivono quella preghiera meravigliosa che è il santo Rosario, nel quale l'anima non si stanca di ripetere le stesse cose, come non se ne stancano gli innamorati che si amano veramente, e in cui si impara a rivivere i momenti centrali della vita del Signore. Altri ancora si sono abituati a dedicare alla Madonna un giorno della settimana — proprio il giorno in cui siamo oggi riuniti, il sabato — come un'occasione per offrirle qualche piccola attenzione e per meditare più intensamente sulla sua maternità.

Ci sono molte altre devozioni mariane che non è necessario ricordare in questo momento. Certamente non si tratta di praticarle tutte insieme — crescere nella vita soprannaturale è cosa ben diversa dal fare accumulo di devozioni —: devo però dire che non possiede la pienezza della fede chi non ne vive nessuna, chi non manifesta in qualche modo il suo amore a Maria.

Coloro che considerano superate le devozioni alla Madonna, dimostrano di essersi lasciati sfuggire il profondo senso cristiano che esse racchiudono e di aver dimenticato la fonte da cui provengono: la fede nella volontà salvifica di Dio Padre, l'amore per Dio Figlio che si fece realmente uomo e nacque da una donna, la fiducia in Dio Spirito Santo che ci santifica con la sua grazia. È Dio che ci ha dato Maria e non abbiamo il diritto di rifiutarla, anzi, dobbiamo rivolgerci a Lei con amore e gioia di figli.


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Consideriamo attentamente questo punto perché ci aiuta a capire cose molto importanti, giacché il mistero di Maria ci dimostra che, per avvicinarci a Dio, bisogna farsi piccoli. In verità vi dico — esclama il Signore rivolgendosi ai suoi discepoli — che se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli (Mt 18, 3).

Farsi bambini significa rinunciare alla superbia, alla sufficienza, riconoscere che, per imparare a camminare e perseverare nel cammino, da soli non possiamo nulla, ma abbiamo bisogno della grazia, del potere di Dio nostro Padre. Essere piccoli significa abbandonarsi come sanno abbandonarsi i bambini, credere come credono i bambini, pregare come pregano i bambini.

E tutte queste cose le impariamo nell'intimità con Maria. La devozione alla Vergine non è qualcosa di dolciastro, di poco virile: è consolazione e gioia che riempiono l'anima proprio in quanto presuppongono un esercizio profondo e pieno della fede, tale da farci uscire da noi stessi e riporre la speranza nel Signore. Il Signore — canta un salmo — è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me (Sal 22, 1-4).

Poiché Maria è Madre, la sua devozione ci insegna a essere figli: ad amare sul serio, senza misura; a essere semplici, senza tutte le complicazioni che nascono dall'egoismo di pensare solamente a se stessi; a essere allegri, sapendo che nulla può distruggere la nostra speranza. L'inizio del cammino che ha per termine l'amore folle per Gesù, è un fiducioso amore alla Madonna. Ho già scritto queste parole, molti anni fa, nel prologo di un commento del santo Rosario, e da allora ho costatato molte volte quanto sono vere. Non mi dilungherò su questo concetto; vi invito piuttosto a farne esperienza, a scoprirlo personalmente mediante il colloquio amoroso con Maria, aprendole il vostro cuore, confidandole le vostre gioie e le vostre pene, chiedendole di aiutarvi a conoscere e a seguire Gesù.


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Se cercate Maria, troverete Gesù. E imparerete a capire un po' che cosa c'è nel cuore di un Dio che si annulla, che rinuncia a manifestare il suo potere e la sua maestà per presentarsi in forma di schiavo (cfr Fil 2, 6-7). Parlando umanamente, potremmo dire che Dio esagera, perché non si limita a ciò che sarebbe essenziale, imprescindibile per salvarci, ma va ben oltre. L'unica norma o misura che ci permette di capire il modo di operare di Dio, è di renderci conto che non ha misura, che nasce da una pazzia d'amore che lo porta ad assumere la nostra carne e a prendere su di sé il peso dei nostri peccati.

Com'è possibile renderci conto di ciò, capire che Dio ci ama, e non divenire a nostra volta pazzi d'amore? È necessario far sì che queste verità della nostra fede penetrino nella nostra anima fino a cambiare tutta la nostra vita. Dio ci ama! Sì, l'Onnipotente, Colui che può tutto, Colui che ha fatto il cielo e la terra.

Dio si prende cura anche delle piccole cose delle sue creature: le piccole cose vostre e mie; e ci chiama per nome, uno per uno (cfr Is 43, 1). Questa certezza, che scaturisce dalla fede, fa sì che vediamo tutto ciò che ci circonda sotto una luce nuova e che, pur restando ogni cosa uguale, ci rendiamo conto che tutto è diverso, perché tutto è espressione dell'amore di Dio.

La nostra vita si trasforma allora in continua preghiera, si riempie di buon umore e di pace inesauribili, diventa un atto di ringraziamento rinnovato in ogni istante. L'anima mia magnifica il Signore — canta la Vergine Maria — e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome (Lc 1, 46-49).

Uniamo la nostra preghiera a quella di Maria. Come Lei, sentiremo il desiderio di cantare, di proclamare le meraviglie di Dio, affinché l'umanità intera e tutti gli esseri partecipino della nostra felicità.


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Non possiamo trattare Maria da figli e pensare poi solo a noi stessi, alle nostre preoccupazioni personali. Non possiamo stare vicino alla Vergine e al tempo stesso mantenere i nostri egoistici problemi. Maria ci conduce a Gesù, e Gesù è primogenitus in multis fratribus, il primogenito fra molti fratelli (Rm 8, 29). Conoscere Gesù, pertanto, significa renderci conto che la nostra vita non può avere altro senso che quello di darci al servizio degli altri. Un cristiano non può fermarsi ai suoi problemi personali, perché deve vivere al cospetto della Chiesa universale, pensando alla salvezza di tutte le anime.

In tal modo, anche ciò che si potrebbe considerare più privato e intimo — la preoccupazione per il proprio progresso interiore — non è, in realtà, personale: la santificazione, infatti, fa un tutt'uno con l'apostolato. Ci dobbiamo dunque impegnare generosamente nella cura della vita interiore e nello sviluppo delle virtù cristiane, pensando al bene di tutta la Chiesa, giacché non potremmo fare il bene e far conoscere Cristo se noi stessi non ci impegnassimo sinceramente a tradurre in pratica vissuta gli insegnamenti del Vangelo.

Impregnate di questo spirito, le nostre orazioni, anche se iniziano con temi e con propositi apparentemente personali, finiscono sempre sulla via del servizio agli altri. E se procediamo nel cammino tenendo per mano la Santissima Vergine, Ella farà sì che ci sentiamo fratelli di tutti gli uomini: perché tutti sono figli di quel Dio di cui Ella è Figlia e Sposa e Madre.

I problemi del nostro prossimo devono essere i nostri problemi. La fraternità cristiana deve essere profondamente radicata nella nostra anima, in modo che nessuno ci sia indifferente. Maria, la Madre di Gesù, colei che lo allevò, lo educò e lo accompagnò nella vita terrena, e che ora è vicina a Lui in Cielo, ci aiuterà a riconoscere Gesù che passa accanto a noi, che si fa presente nei bisogni degli uomini, nostri fratelli.


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Durante quell'itinerario mariano di cui vi parlavo, mentre ci avvicinavamo a Sonsoles, passammo vicino a un campo di grano. Le messi brillavano al sole, cullate dal vento. Mi vennero allora alla memoria quelle parole del Signore: Non dite voi: « Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura »? Ecco, io vi dico: levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura (Gv 4, 35). Pensai allora, una volta di più, che il Signore voleva mettere nel nostro cuore la stessa ansia, lo stesso fuoco che ardeva nel suo. E, ai bordi della strada, raccolsi qualche spiga, perché mi servisse di ricordo.

Dobbiamo aprire gli occhi, dobbiamo guardare attorno a noi e riconoscere gli appelli che Dio ci rivolge attraverso il nostro prossimo. Non possiamo volgere le spalle alla gente e rinchiuderci nel nostro piccolo mondo. Ben altro è lo stile di vita di Gesù. I Vangeli ci parlano insistentemente della sua misericordia, della sua partecipazione al dolore e alle necessità degli altri: ha pietà della vedova di Nain (cfr Lc 7, 11-17), piange per la morte di Lazzaro (cfr Gv 11, 33), si preoccupa delle folle che lo seguono e non hanno da mangiare (cfr Mt 15, 32); si commuove soprattutto per i peccatori, per coloro che camminano nel mondo senza conoscere la luce della verità: Sbarcando, Gesù vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose (Mc 6, 34).

Se veramente siamo figli di Maria, riusciremo a comprendere il comportamento del Signore, il nostro cuore si dilaterà e avremo viscere di misericordia. Ci dorranno allora le sofferenze, le miserie, gli errori, la solitudine, l'angoscia, le pene degli uomini nostri fratelli. E sentiremo l'urgenza di aiutarli nei loro bisogni e di parlare loro di Dio, perché imparino a trattarlo da figli e possano conoscere la delicatezza materna di Maria.


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Riempire di luce il mondo, essere il sale della terra (cfr Mt 5, 13-14): così il Signore descrive la missione dei suoi discepoli. Portare fino agli estremi confini della terra la buona novella dell'amore di Dio: ecco il compito a cui tutti noi cristiani dobbiamo, in un modo o nell'altro, dedicare la nostra vita.

Dirò di più. Dobbiamo sentire l'anelito di non rimanere soli, dobbiamo incoraggiare gli altri a collaborare alla missione divina di portare la gioia e la pace al cuore degli uomini. Mentre progredite — scrive san Gregorio Magno — dovete attirare gli altri a voi; dovete desiderare, nel vostro cammino verso il Signore, di avere dei compagni di viaggio (SAN GREGORIO MAGNO, In Evangelia homiliae, 6, 6 [PL 76, 1098]).

Non dimenticate, però, che, cum dormirent homines, mentre gli uomini dormivano, venne il seminatore della zizzania (cfr Mt 13, 25). Noi uomini corriamo il rischio di lasciarci vincere dal sonno dell'egoismo e della superficialità, disperdendo il nostro cuore in mille esperienze passeggere ed evitando di approfondire il vero significato delle realtà terrene. Brutta cosa è questo sonno che soffoca la dignità dell'uomo e lo rende schiavo della tristezza.

Vi è una realtà che deve dolerci più di ogni altra: è quella dei cristiani che potrebbero dare di più e non si decidono; che potrebbero donarsi completamente vivendo tutte le conseguenze della loro vocazione di figli di Dio, ma rifiutano di essere generosi. Dobbiamo dolercene, perché la grazia della fede non ci è stata data perché rimanga nascosta, ma affinché brilli davanti agli uomini (cfr Mt 5, 15-16). Dobbiamo dolercene, inoltre, perché è in gioco la felicità temporale ed eterna di quanti operano così. La vita cristiana è una meraviglia divina che comporta il compimento immediato di promesse di gaudio e di serenità, ma a condizione che sappiamo apprezzare il dono di Dio (cfr Gv 4, 10), essendo generosi senza riserve.

Bisogna quindi risvegliare quanti sono caduti nel cattivo sonno e ricordare loro che la vita non è un gioco, ma un tesoro divino che bisogna far fruttare. È necessario inoltre indicare la strada a quelli che hanno buona volontà e buoni desideri, ma non sanno come realizzarli. Cristo ci spinge. Ognuno di voi deve essere non solo apostolo, ma apostolo di apostoli, che trascini e spinga gli altri perché anch'essi facciano conoscere Cristo.


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Forse qualcuno si chiede in che modo è possibile far conoscere Cristo. Il modo è questo: con naturalezza e con semplicità, vivendo come vivete in mezzo al mondo, dediti al vostro lavoro professionale e alla cura della vostra famiglia, partecipando alle nobili preoccupazioni degli uomini, rispettando la legittima libertà di ciascuno.

Da oltre trent'anni Dio ha messo nel mio cuore la preoccupazione di far comprendere a persone di ogni stato, condizione e mestiere questa dottrina: la vita comune di ogni giorno può essere santa e piena di Dio e il Signore ci chiama a santificare il nostro compito quotidiano, perché proprio in ciò consiste la perfezione del cristiano. Consideriamo ancora una volta queste cose contemplando la vita di Maria.

Non dimentichiamo che i giorni trascorsi dalla Madonna sulla terra furono quasi per intero molto simili a quelli di tanti milioni di donne occupate nella cura della famiglia, nell'educazione dei figli, nelle faccende domestiche. Maria santificava le cose più piccole, quelle che molti considerano erroneamente insignificanti, senza valore: il lavoro di ogni giorno, le attenzioni prodigate alle persone care, le conversazioni e le visite ai parenti e agli amici... Benedetta normalità, così piena di amore di Dio!

Perché è l'amore la chiave per intendere la vita di Maria. Un amore vissuto sino in fondo, sino alla dimenticanza completa di sé, nell'appagamento di essere là, dove Dio vuole, a compiere con diligenza appassionata la sua volontà. È per questo che ogni gesto di Maria, anche il più piccolo, non è mai banale, ma pieno di significato. Maria, nostra Madre, è per noi esempio e cammino. Dobbiamo cercare di imitarla nelle circostanze concrete in cui Dio ci chiede di vivere.

Comportiamoci così, e offriremo a quanti ci sono vicini la testimonianza di una vita semplice e normale, che pur con i limiti e i difetti propri della nostra condizione umana, è tuttavia coerente. E vedendoci uguali a loro in tutto e per tutto, gli altri si sentiranno spinti a chiederci: come si spiega la vostra gioia? Dove trovate la forza per vincere l'egoismo e la comodità? Chi vi insegna a vivere la comprensione, la convivenza leale, la dedizione al servizio degli altri?

È allora il momento di svelare loro il segreto divino della vita cristiana, di parlare di Dio, dello Spirito Santo, di Maria. È il momento di trasmettere, attraverso le nostre povere parole, quella pazzia dell'amore di Dio che la grazia ha riversato nei nostri cuori.


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San Giovanni raccoglie nel suo Vangelo una frase meravigliosa della Vergine. Narrando le nozze di Cana, la scena che poco fa consideravamo, l'evangelista ci riferisce che Maria, rivolta agli inservienti, disse loro: Fate ciò che Lui vi dirà (Gv 2, 5). Il segreto è tutto qui: condurre le anime a porsi davanti a Gesù e a chiedergli: Domine, quid me vis facere?, Signore, che cosa vuoi che io faccia? (At 9, 6).

L'apostolato cristiano — mi riferisco in concreto a quello di un comune cristiano, di un uomo o di una donna che vivono come uno dei tanti tra i loro simili — è una grande catechesi in cui, mediante il rapporto personale, l'amicizia leale e autentica, si risveglia negli altri la sete di Dio e li si aiuta a scoprire orizzonti nuovi: con naturalezza, con semplicità — vi dicevo — con l'esempio di una fede ben vissuta, con la parola amabile, ma piena della forza della verità divina.

Siate audaci. L'aiuto di Maria, Regina apostolorum, non vi mancherà. Perché la Madonna, che pure è sempre Madre, sa mettere i suoi figli di fronte alle loro specifiche responsabilità. A coloro che si avvicinano a Lei e ne contemplano la vita, Maria fa sempre l'immenso favore di portarli alla Croce, di porli di fronte all'esempio del Figlio di Dio. E in questo confronto in cui si decide la vita cristiana, Maria intercede perché la nostra condotta culmini nella riconciliazione del fratello minore — tu e io — col Figlio primogenito del Padre.

Molte conversioni, molte decisioni di dedizione al servizio di Dio sono state precedute da un incontro con Maria. La Madonna ne ha alimentato il desiderio di ricerca, ha stimolato maternamente le inquietudini dell'anima, ha promosso il desiderio di un cambiamento, di una vita nuova. E così quel fate ciò che Lui vi dirà si è trasformato in opere di amorosa donazione, in vocazione cristiana che illuminerà, da quel momento in poi, tutta la vita.

Questi minuti di conversazione alla presenza del Signore, nei quali abbiamo meditato sulla devozione e sull'amore alla Madre di Gesù e Madre nostra, devono concludersi in una crescita della nostra fede. È iniziato il mese di maggio, e il Signore ci chiede di non lasciarci sfuggire l'occasione di alimentare il nostro amore attraverso la devozione a Sua Madre. Procuriamo di offrirle ogni giorno quelle premure di figli — cose piccole, attenzioni delicate — che diventano poi opere grandi di santità personale e di apostolato, lavoro perseverante per contribuire alla salvezza che Cristo è venuto a portare al mondo.

Sancta Maria, spes nostra, ancilla Domini, sedes Sapientiae, ora pro nobis; Santa Maria, speranza nostra, ancella del Signore, sede della Sapienza, prega per noi!


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