Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
  Colloqui > Che cosa è l'Opus Dei? > Punto 72
72

Per concludere, è soddisfatto di questi quarant'anni di attività? Le esperienze di questi ultimi anni, i cambiamenti sociali, il Concilio Vaticano II, ecc. hanno forse suggerito qualche cambiamento di struttura?



Soddisfatto? Non potrei non esserlo, vedendo che, malgrado le mie miserie personali, il Signore ha compiuto attorno a quest'Opera di Dio tante meraviglie. Per un uomo che vive di fede, la sua vita sarà sempre la storia della misericordia di Dio. In certi momenti questa storia sarà magari difficile da leggere, perché tutto può sembrare inutile, o addirittura un insuccesso; altre volte, il Signore fa vedere abbondanti i frutti, e allora è naturale che il cuore si effonda in rendimento di grazie.

Una delle mie maggiori gioie è stata appunto vedere come il Concilio Vaticano II ha proclamato con grande chiarezza la vocazione divina del laicato. Senza ombra di presunzione, devo dire che, per quanto si riferisce alla nostra spiritualità, il Concilio non ha significato un invito a cambiare, ma ha invece confermato ciò che — per la grazia di Dio — stavamo vivendo e insegnando da tanti anni a questa parte. La principale caratteristica dell'Opus Dei non sono delle tecniche e dei metodi di apostolato, e nemmeno delle strutture determinate, bensì una spiritualità che conduce appunto alla santificazione del lavoro ordinario.

Errori e miserie personali, ho già detto tante volte, ne abbiamo tutti. E tutti dobbiamo esaminarci seriamente alla presenza di Dio, e confrontare la nostra vita con quello che il Signore ci chiede. Ma senza dimenticare la cosa più importante: Si scires donum Dei!... (Gv 4, 10), se conoscessi il dono di Dio!... diceva Gesù alla samaritana. E san Paolo aggiunge: “Portiamo questo tesoro in vasi di terracotta, affinché si riconosca che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi” (2 Cor 4, 7).

L'umiltà, l'esame di coscienza del cristiano, comincia col riconoscere il dono di Dio. È una cosa ben diversa dallo sgomento davanti alla piega che assumono gli avvenimenti, o dal senso di inferiorità o di scoraggiamento dinanzi al corso della storia. Nella vita personale, e a volte anche nella vita delle associazioni o delle istituzioni, ci possono essere alcune cose da cambiare, o magari anche molte. Ma l'atteggiamento con cui il cristiano deve affrontare questi problemi deve essere anzitutto la meraviglia di fronte alla grandezza delle opere di Dio, messe a confronto con la piccolezza umana.

L'aggiornamento deve essere fatto, in primo luogo, nella vita personale, per metterla d'accordo con questa antica novità che è il Vangelo. Essere aggiornati vuol dire identificarsi con Cristo, che non è un personaggio scomparso; Cristo vive e vivrà sempre: ieri, oggi e per tutti i secoli (Eb 13, 8).

Per quanto riguarda l'Opus Dei preso nel suo assieme, si può ben dire (senza la minima boria, ma con gratitudine per Dio che è stato così buono) che esso non avrà mai da porsi problemi di adattamento al mondo: non si troverà mai con il bisogno di aggiornarsi. Dio nostro Signore ha aggiornato l'Opera una volta per tutte col darle queste caratteristiche secolari, laicali; e non avrà mai bisogno di adattarsi al mondo per il semplice fatto che tutti i suoi soci sono del mondo; non sarà costretta a correre dietro al progresso umano per il semplice fatto che sono i soci dell'Opera, assieme agli altri uomini che vivono nel mondo, coloro che costruiscono questo progresso con il loro lavoro di tutti i giorni.

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