Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
  Colloqui > Spontaneità e pluralismo nel Popolo di Dio > Punto 23
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Cambiando discorso, ci interesserebbe conoscere la sua opinione sull'attuale momento della Chiesa. In particolare, come lo definirebbe lei? Qual è il ruolo che, a suo giudizio, possono svolgere nel momento attuale le tendenze che in modo generale sono state designate con i termini di “progressista” e “integrista”?



A mio avviso, l'attuale momento dottrinale della Chiesa può definirsi positivo, e allo stesso tempo delicato, come ogni crisi di sviluppo. È positivo, senza alcun dubbio, perché le ricchezze dottrinali del Concilio Vaticano II hanno collocato la Chiesa intera — tutto il Popolo sacerdotale di Dio — di fronte a una nuova tappa, immensamente ricca di speranze, di rinnovata fedeltà al disegno divino di salvezza che le è stato affidato. Ed è anche un momento delicato, perché le conclusioni teologiche cui si è giunti non sono di tipo, per così dire, astratto o teorico, ma costituiscono una teologia estremamente “viva”, ossia dotata di immediate e dirette applicazioni di ordine pastorale, ascetico e normativo, che toccano nel più intimo la vita interna ed esterna della comunità cristiana — liturgia, strutture organizzative della Gerarchia, forme di apostolato, Magistero, dialogo con il mondo, ecumenismo, ecc. — e pertanto toccano anche la vita cristiana e la coscienza stessa dei fedeli.

Sia l'uno che l'altro aspetto reclamano delle istanze che la nostra anima deve riconoscere: l'ottimismo cristiano — la lieta certezza che lo Spirito Santo renderà feconda di frutti la dottrina con cui ha arricchito la Sposa di Cristo —, e contemporaneamente la prudenza da parte di chi si dedica alla ricerca teologica o detiene l'autorità, perché dei danni incalcolabili potrebbero essere arrecati, ora più che mai, dalla mancanza di serenità e di misura nello studio dei problemi.

Per quanto riguarda le tendenze che lei definisce “progressiste” e “integriste”, mi riesce difficile esprimere un'opinione sul ruolo che possono svolgere in questo momento, perché sempre mi sono rifiutato di ammettere l'opportunità e addirittura la possibilità di fare delle catalogazioni o semplificazioni di questo genere. Questa ripartizione — che alle volte viene spinta fino a estremi di vero parossismo, o che si cerca di perpetuare, come se i teologi e i fedeli in genere fossero destinati a un continuo “orientamento bipolare” — ho l'impressione che in fondo nasca dalla convinzione che il progresso dottrinale e vitale del Popolo di Dio sia il risultato di una perpetua tensione dialettica. Io invece preferisco credere — con tutta l'anima — all'azione dello Spirito Santo, che spira dove vuole e su chi vuole.

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