Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
  La Chiesa nostra Madre > Sacerdote per l'eternità > Punto 47
47

Il Sacrificio del Calvario è la prova suprema della generosità di Gesù. Noi — tutti e singoli — siamo sempre molto interessati; ma a Dio nostro Signore non importa se, nella santa Messa, deponiamo davanti a Lui tutte le nostre necessità. Chi non ha delle cose da chiedere? Signore, quella malattia...; Signore, quella pena...; Signore, quell'umiliazione che non so sopportare per tuo amore... Vogliamo il bene, la felicità e la gioia dei nostri familiari; ci opprime il cuore la condizione di coloro che soffrono fame e sete di pane e di giustizia, di coloro che patiscono l'amarezza della solitudine, di coloro che, giunti alla fine dei loro giorni, non ricevono uno sguardo d'affetto né un gesto d'aiuto.

Ma la grande miseria che ci fa soffrire, il bisogno grande a cui vogliamo porre rimedio, è il peccato, l'allontanamento da Dio, il pericolo che le anime si perdano per tutta l'eternità. Condurre gli uomini alla gloria eterna nell'amore di Dio: ecco la nostra aspirazione fondamentale quando celebriamo la Messa; la stessa che ebbe Gesù Cristo quando donò la sua vita sul Calvario.

Abituiamoci a parlare con questa sincerità al Signore quando scende, vittima innocente, nelle mani del sacerdote. La fiducia nell'aiuto del Signore ci darà quella delicatezza d'animo che non manca mai di effondersi in opere buone, in carità, in comprensione, in amabile tenerezza per coloro che soffrono e per coloro che artificiosamente fingono una sazietà vuota e falsa, che ben presto si trasforma in tristezza.

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