Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
  Cammino > Allegria > Cap. 31
657

La vera virtù non è triste e antipatica, bensì amabilmente allegra.


658

Se le cose riescono bene, rallegriamoci, benedicendo Dio che ci mette l'incremento. —Riescono male? —Rallegriamoci, benedicendo Dio che ci fa partecipi della sua dolce Croce...


659

L'allegria che devi avere non è quella che potremmo chiamare fisiologica, da animale sano, ma quella soprannaturale, che procede dall'abbandonare tutto e dall'abbandonare te stesso nelle braccia amorose di nostro Padre-Dio.


660

Non scoraggiarti mai, se sei apostolo. —Non c'è ostacolo che tu non possa superare.

—Perché sei triste?


661

Faccia lunga..., modi bruschi..., aspetto ridicolo..., aria antipatica: è così che speri di incoraggiare gli altri a seguire Cristo?


662

Manca la gioia? —Pensa: c'è un ostacolo fra Dio e me. —Indovinerai quasi sempre.


663

Per porre un rimedio alla tua tristezza, mi chiedi un consiglio. —Ti darò una ricetta che proviene da buone mani: dall'apostolo Giacomo.

—“Tristatur aliquis vestrum?” —Sei triste, figlio mio? —“Oret!” —Fa' orazione! Prova e vedrai.


664

Non essere triste. —Abbi una visione più... “nostra” —più cristiana— delle cose.


665

Voglio che tu sia sempre contento, perché la gioia è parte integrante del tuo cammino.

—Chiedi questa stessa gioia soprannaturale per tutti.


666

Laetetur cor quaerentium Dominum”. — Si rallegri il cuore di coloro che cercano il Signore.

—Ecco una luce, per indagare sui motivi della tua tristezza.


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