Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
  Amici di Dio > La libertÓ, dono di Dio > Punto 32
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Quando nella mia attivitÓ sacerdotale, ormai lunga, non solo predico, ma addirittura grido il mio amore alla libertÓ personale, noto in qualcuno un gesto di diffidenza, come se si possa sospettare che la difesa della libertÓ comporti un pericolo per la fede. Non si inquietino, i pusillanimi. Porta attentati alla fede soltanto un'errata interpretazione della libertÓ, una libertÓ senza scopo, senza norma oggettiva, senza legge, senza responsabilitÓ. In una parola: il libertinaggio. Purtroppo, Ŕ di questo che molti si fanno propugnatori; e questa rivendicazione effettivamente Ŕ un attentato alla fede.

Pertanto, non Ŕ esatto parlare di "libertÓ di coscienza", nel senso di considerare moralmente valido che l'uomo respinga Dio. Abbiamo giÓ ricordato che possiamo opporci ai disegni di salvezza del Signore; lo possiamo, ma non lo dobbiamo fare. E se qualcuno deliberatamente assumesse tale atteggiamento, peccherebbe trasgredendo il primo e fondamentale comandamento: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore (Dt 6, 5).

Difendo invece con tutte le mie forze la libertÓ delle coscienze [LEONE XIII, Enc. Libertas Praestantissimum, 20-VI-1888, ASS 20 [1888], 606), che sta a significare che a nessuno Ŕ lecito impedire che la creatura renda il culto a Dio. Bisogna rispettare i legittimi desideri di veritÓ: l'uomo ha l'obbligo grave di cercare il Signore, di conoscerlo e di adorarlo, ma nessuno sulla terra deve permettersi di imporre agli altri una fede che non hanno; e, reciprocamente, nessuno pu˛ arrogarsi il diritto di porre ostacoli a chi ha ricevuto la fede da Dio.

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