Josemaría Escrivá Obras
 
 
 
 
 
 
  Amici di Dio > Vita d'orazione > Punto 243
243

Come fare orazione? Posso assicurare, senza paura di sbagliare, che vi sono molte, direi anzi, infinite maniere di pregare. Ma io vorrei per tutti noi la vera orazione dei figli di Dio, non la verbosità degli ipocriti a cui è rivolto l'ammonimento di Gesù: Non chiunque mi dice: «Signore, Signore!» entrerà nel regno dei cieli (Mt 7, 21). Coloro che sono mossi da ipocrisia potranno forse ottenere il rumore dell'orazione — scriveva sant'Agostino — ma non la sua voce, perché in essi manca la vita (SANT'AGOSTINO, Enarrationes in Psalmos, 139, 10 [PL 37, 1809]), perché manca la disposizione di compiere la volontà del Padre. Il nostro invocare il Signore vada dunque unito al desiderio efficace di tradurre in realtà le mozioni interiori che lo Spirito Santo suscita nella nostra anima.

Dobbiamo compiere uno sforzo perché non resti in noi nemmeno l'ombra della doppiezza. La prima condizione per bandire questo male, così duramente condannato dal Signore, è cercare, nella propria condotta, la disposizione chiara, abituale e attuale, di avversione al peccato. Dobbiamo sentire, nel cuore e nella mente, un forte e sincero orrore del peccato grave. Dobbiamo anche far nostra una profonda e radicata disposizione di detestare il peccato veniale deliberato, di detestare quei cedimenti che non ci privano della grazia divina, ma logorano le vie che ce la trasmettono.

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