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Non so se da bambini vi è stata raccontata la favola del contadino che ricevette in dono un fagiano dorato. Passato il primo momento di allegria e di stupore per il regalo, il brav'uomo incominciò a domandarsi dove collocarlo. Dopo parecchie ore di dubbi e di ipotesi, decise di metterlo nel pollaio. Le galline, abbagliate dalla bellezza del nuovo venuto, gli giravano intorno con l'ammirazione di chi ha scoperto un semidio. In mezzo a tanta animazione, venne l'ora del pasto, e quando il padrone cominciò a lanciare le prime manciate di becchime, il fagiano affamato dall'attesa si lanciò avidamente a rimpinzarsi. Davanti a uno spettacolo così volgare quel prodigio di bellezza mangiava con la voracità di qualunque altro animale , le sue deluse compagne di pollaio si scagliarono col becco contro l'idolo caduto, e gli strapparono tutte le penne. Altrettanto triste è la caduta di chi idolatra se stesso; tanto più disastrosa quanto più l'infelice si è drizzato sulle proprie forze, confidando presuntuosamente sulle sue capacità personali.
Tocca a voi trarre conseguenze pratiche per la vostra vita quotidiana, sentendovi depositari di talenti soprannaturali e umani che dovete mettere a frutto rettamente; respingete il risibile inganno di ritenere che qualcosa vi appartenga, quasi fosse unicamente frutto dei vostri sforzi. Ricordatevi che c'è un addendo Dio dal quale nessuno può prescindere.
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